Il campo e la cena

Senza dubbio uno dei momenti piu’ suggestivi di questa tre giorni con il Cammino della Terra Comune sui Monti della Tolfa è stato il bivacco in tenda al Rifugio del Tecchio organizzato – in maniera eccellente – dall’Università Agraria di Tolfa. Si è trattato di una esperienza unica e originale che è difficile anche da raccontare per l’intensità delle emozioni che ha regalato. Si è trattato di un vero e proprio evento culturale che ha permesso a tutti i partecipanti di trovare e di consolidare amicizie, legami, rapporti, e di consolidare la voglia di tornare a stare insieme.

Senza parlare poi della cena, che, come promesso, è stata tutta a base di prodotti locali: dalla pancetta, proveniente dalla dispensa privata del presidente dell’Università Agraria di Tolfa, alla pasta all’uovo che è stata fatta con la farina di grano senatore Cappelli macinata a pietra dell’Università Agraria di Tolfa. Una vera e propria leccornia, credeteci!

Il falò e i racconti: storie di domatori di cavalli

Il fuoco ha una sua magia, lo sappiamo. Ipnotizza, suggestiona, crea vicinanza. Un falò acceso in mezzo alla natura, di sera, a inizio autunno, quando comincia a sentirsi il freddo della notte, diventa un luogo che stringe intorno a sè le persone, che poi, dopo essersi lasciate suggestionare dalle scintille che salgono verso le stelle del cielo, cominciano a raccontare.

Al Rifugio del Tecchio, l’altra sera, i primi che si sono lasciati suggestionare sono stati i bambini. Come per magia, sono loro che hanno tirato fuori dal cilindro dell’immaginazione il nome di antichi eroi, di domatori di cavalli, di Ettore e di Achille. Ascoltarli parlare e raccontare a modo loro miti così antichi e sentirli intrecciare le loro parole con le immagini di cavalli selvaggi al pascolo brado, fissate nella retina durante la camminata appena conclusa, ti porta a pensare che in quelle immagini e in quelle parole, ci sia l‘essenza della letteratura.

In un attimo quelle parole, quelle immagini, quell’esperienza della libertà e della forza e del vigore dei cavalli, la loro fisicità, ha reso vere le parole del mito e del poema. Davanti a quel fuoco è apparso chiaro il senso di quell’epitetto inventato da Omero – domatori di cavalli – per descrivere le virtù dei protagonisti della sua Opera immortale

“Domatori di Cavalli” furono, nell’Iliade,  tutti i troiani e piu’ di tutti tra loro, Ettore, ma anche Diomede, che combatteva con gli Achei, era stato definito con quel termine. Oggi, vedere i cavalli così forti e liberi, si capisce perchè l’atto della doma fosse considerata da Omero attività degna di un eroe, di un principe. Ci vuole forza, coraggio e determinazione e poi ancora sapienza ed esperienza per domare un cavallo, animale caro agli Dei. Sono le virtu’ degli eroi.

Eroi che in qualche modo vivono ancora e che ancora si nutrono della forza, del coraggio delle gesta, di quelli di Omero. Certo non fanno la guerra, ma domano ancora i cavalli. A far emergere questa ulteriore connessione ci hanno pensato gli adulti che poco dopo hanno raggiunto i bambini intorno al fuoco e hanno cominciato a raccontare, a loro volta, storie di uomini e di cavalli. Perchè se vivi in quella terra dove i cavalli pascolano selvaggi, non puoi non avere a che fare con loro. Dai loro racconti, è spuntato fuori una vera e propria civiltà che dalla Tuscia alla prima Toscana lega insieme storie e passioni. Da Tolfa a Ronciglione e poi a Siena, nei racconti sono affiorate storie di butteri, di fantini, di cavalli, di corse, di Pali e di personaggi dai nomi inverosimili, come il Savero (che si chiamava così perchè era rosso di capelli e in dialetto tolfetano, il cavallo col pelo sauro si chiamava così), e Pappafredda, capo dei butteri di Tolfa. Fino a scoprire che molti dei fantini di Siena, venivano propri dai Monti della Tolfa, come quel Ciancone che aveva casa a Quadroni e che in Piazza del Campo diventarono eroi, stelle come quelle che hanno guardato dal cielo il falò.